UNA FOTOGRAFIA CI SEPPELLIRA'

In questi ultimi anni stiamo assistendo alla proliferazione di immagini fotografiche.
Inoltre in questo veste un ruolo non indifferente la mobile photography, ovvero le foto fatte con i telefonini, che è al centro di accesi dibattiti all’interno del mondo fotografico.
Da parte mia ho sempre delegato alla fotografia il ruolo di conservazione della memoria di ricordi, di momenti, di eventi, di storie, di viaggi.
Con essa ogni cosa rimane sospesa lì nel tempo, indelebile, a volte sbiadita, ma sempre lì, un istante immutato nel tempo, nel ricordo, nelle emozioni che suscita, positive o negative che siano, nella rievocazione mnemonica di un passato.
Oggi la fotografia a mio avviso ha invece perso questa funzione, l’abbiamo relegata ad assolvere il compito di raccontare subito il presente facendolo diventare passato.
Giustificato questo ruolo alla fotografia di news, che deve essere a disposizione dell’informazione generale l’attimo dopo l’avvenimento, trovo che nell’istante in cui scattiamo una foto e un secondo dopo la pubblichiamo sul social network di turno,
facciamo in modo che quel momento presente diventi istantaneamente passato, non vivendo fino a fondo quel momento e relegandolo subito ad un passato remoto di ricordi, per catapultarci subito in un altro istantaneo ricordo.
Viviamo di istanti, sembra tutto diventato quell’istante decisivo di cui tanto era innamorato il caro Bresson, a differenza che quell’istante lui lo aveva inseguito, lo aveva intuito, lo aveva metabolizzato e alla fine con la stampa restituito allo sguardo di tutti.
Con tutte queste fotografie digitali abbiamo perso anche il gusto della stampa, il gusto di sfogliare un album, di sentirne l’odore di quelle foto, e ad ogni odore assegnare un momento.
Inoltre abbiamo perso quello che è il ruolo fondamentale di un fotografo, tanto che stiamo assistendo ad una proliferazione di nuovi generazioni di “photographers” solo perchè hanno un account instagram e fotografano la qualunque.
Come dice Ferdinando Scianna [...] Un fotografo le proprie immagini le trova. Guarda il mondo e ogni tanto ne riconosce un istante significativo, significativo sul piano del racconto, e naturalmente tanto di più la forma lo accompagna tanto di più e di più significante viene raccontato.”
Oggi piuttosto che trovarle le proprie immagini, fotografiamo di tutto, dalla sveglia del mattino alla buonanotte della sera, ho paura che se ci fosse il modo di fotografare il sonno alcuni ci farebbero vivere anche questo loro momento.
Insomma abbiamo perso la funzione sociale della fotografia, facendola diventare un mezzo per vivere un presente-passato in un mondo virtuale, in contatto con tutti, ma da soli nel vuoto della nostra stanza dietro lo schermo di un pc o di uno smartphone, insomma una vita da social.
Chiudo con un altra frase del maestro Scianna [...] La più grande aspirazione di una fotografia è quella di finire dentro un album di famiglia”

Spero solo che non sia un album sul proprio profilo Facebook!

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